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24th of October 2018

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AFRICA - Reinventare l’attività missionaria in Africa, nel rispetto delle culture locali

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Kara (Agenzia Fides) – “Il Concilio Vaticano II, e in particolare la dichiarazione Nostra Aetate, ha salvato l'attività missionaria della Chiesa, specialmente in aree come l'Africa, mettendo fine alla vecchia pratica evangelizzatrice, costruita sul principio secondo cui il cristianesimo eguaglia la civiltà e la cultura indigena come sinonimo di ferocia. Il Concilio ha aperto una nuova era nell'attività missionaria della Chiesa, facendo appello a un dialogo costruttivo tra il messaggio cristiano e la verità culturale indigena”: lo dice all’Agenzia Fides padre Donald Zagore, sacerdote e teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane, in una riflessione che, nel mese missionario 2018, guarda già all'orizzonte del Mese Missionario Straordinario dell'Ottobre 2019. “In realtà, questo dialogo sarebbe rimasto puramente utopico se i missionari non avessero coltivato il desiderio di superare l’autoreferenzialità per aprirsi alla verità dell'altro. Il vero missionario sa che deve rifiutarsi di chiudersi in un etnocentrismo che porta a credere che i propri ideali siano superiori a quelli dell'altro, ed è chiamato a superare ogni atteggiamento autoreferenziale”, rileva. “Per fare fronte a queste problematiche – prosegue – i missionari hanno intrapreso studi approfonditi sulle culture africane. La drammatica realtà nel nostro Continente è che l’interesse per gli studi africani era più sentito dai missionari stranieri che dagli stessi africani. Pochissimi, infatti, erano interessati a investire seriamente nello studio delle culture africane. Molti hanno dato per scontato che bastasse essere africani e parlare la lingua nell'ambiente in cui lavorano. Eppure essere africano, parlare la lingua locale non garantisce una conoscenza effettiva di una realtà sociale e culturale dinamica e complessa. I pochi che si sono spesi nello studio approfondito della cultura africana hanno dovuto affrontare molti problemi che a volte hanno portato scoraggiamento e abbandono”. Riferendosi alla situazione odierna, il teologo spiega: “Oggi un battezzato africano è più consapevole di essere egli stesso un missionario. La Chiesa in Africa si trova di fronte alla propria responsabilità missionaria. Ma, per evitare di ripetere gli errori del passato, che ci ha visti fermi in stereotipi e pregiudizi, occorre un solido impegno nello studio della cultura che nutre lo spazio missionario”. “E’ fondamentale, allora – auspica p. Zagore – sostenere in maniera permanente lo studio delle culture africane da parte degli africani stessi. Questo è essenziale per reinventare l'attività missionaria in Africa, al fine di valorizzare quanto di buono si trova seminato nel cuore e nella mente degli uomini, nei riti e culture proprie dei popoli africani. Questo patrimonio è bene non solo che sia tutelato, ma che sia purificato, elevato e perfezionato a gloria di Dio”. (DZ/AP) (11/10/2018 Agenzia Fides)

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